martedì 1 maggio 2007

Un fado immaginario




Non essere rutilante
preda insospettabile, anatema
irreprensibile, adesso trema per un istante
abbassa pure la tua guardia

non abbracciarmi per un motivo
sugella il bacio del peccato
in questo fado avvelenato,
adoro i fianchi tuoi graffiati

e la pelle increspata, ruvida come
buccia d'arancia, bianca come uova sode
adesso porgi la tua chioma,
inarca bene schiena e l'inguine,

addolcisci gli occhi al gioco
ed urla al vento il piacere
di soggiacere ad insane voglie,
regredisci nel cervello il calore

delle mie mani, sbuccia il frutto
del tuo seno, apri il velo del mistero
ed appanna la ragione brulicando
sul tappeto a questo dono inconsueto.
***

Come alba



Sei alba,

dove i margini

delle tue labbra

si fanno vergini

ed assumono

il mio tramonto

suggendomi come ape

per inghiottire linfa

ed aspergere anche il viso

del mio flutto

col tuo sorriso liquefatto,

esprimendo turgidi seni

una volta e poi ancora.

Dea bendata





Legherò le tue braccia

dietro la schiena ed al confine

del suo arco gentile

soffierò il vento dei miei baci

provocando nuvole di brividi,

dea bendata donerai

le tue labbra al desiderio

acquietando sete

e tormento mio.





prova